MI SONO SCONTRATA CON LA MODA

La Posta di Simona

 

 

 

 

 

 

 

 

Care Pin Up del 2000 sono tornata a pubblicare una nuova lettera. E’ una testimonianza molto toccante che mi ha molto colpita. La nostra amica che si firma Mnemosyne si è sfogata scrivendomi e io ho postato integralmente la sua lettera perchè possiate anche voi conoscere il suo dramma legato al peso forma e la sua esperienza. Io la ringrazio di avermi scritto perchè la sua testimonianza potrà aiutare molte di voi che continuate a lottare per diventare magre. Vi assicuro che vi accettate come siete il mondo cambierà ai vostri occhi. Come Mnemosyne ha detto il problema non è farsi accettare dagli altri ma da se stesse. Una volta che vi amerete così rotonde come siete ogni idea di magrezza assoluta sparirà dalla vostra testa e tornerete libere.

Altra frase che mi ha colpita della lettera è: “vivevo serenamente il fatto di essere diventata una vera donna con il corpo a clessidra ero convinta che tutto sarebbe andato per il meglio. Finchè non mi scontrai con LA MODA”. Ecco il vero problema come ho sempre sostenuto: la moda. Le taglie che dalla 42 dopo un paio di anni levitano alla 46. Marilyn Monroe era una 42 di allora e oggi una 46 sarebbe. Vi rendete conto come la moda condizioona la nostra vita? Sapere quante ragazze e donne mi chiedono di fare una linea di abbigliamento ispirata alle Pin Up con taglie reali??? E’ una cosa a cui sto pensando e se le vendite del libro me lo consentiranno lo farò di certo. Una linea di abbigliamento, giovane, sebnsuale per tutte le italiane con le curve. Se Dio mi aiuterà…

Comunque ecco la lettera.

 

 891862288.jpeg
Ciao Simona!
Ho scovato il tuo blog nel mezzo dei miei viaggi per internet, e me ne sono innamorata all’istante: amo il mondo delle pin-up, amo il mondo delle vere donne, e amo che ci siano persone a questo mondo impegnate a farlo conoscere, specialmente nella realtà in cui noi siamo costrette a vivere.
Non so come farlo arrivare sul tuo sito, ma volevo condividere con altre ragazze la mia esperienza di ragazza “in carne” persa in un mondo che vuole soltanto pali e donne senza più le curve che le contraddistinguono…
Quando ero piccola, ero magra, e questo era per me motivo di insicurezza. Entrata alle medie, mi ritrovai in una classe dove quasi tutte le ragazze erano in fiore, con fisici prorompenti ed esperienza alle spalle, e io ero una misera acciuga senza forme, con gli occhiali e l’apparecchio: nella mia famiglia le donne non sono mai state abbondanti (tranne una mia nonna), e mi ero rassegnata all’idea di diventare piatta e bruttina. Venivo schernita e presa in giro, considerata l’ultima ruota del carro dai maschi e un clown dalle ragazze. La cosa mi faceva soffrire, a me che coltivavo la passione per il cinema e scoprivo poco alla volta lo splendido mondo delle attrici sex-symbol: Marilyn Monroe, Jayne Mansfield, Jane Russell, Sophia Loren, Liz Taylor…Ero una grandissima fan di Anita Ekberg, l’emblema di come doveva essere una donna: bellissima, sensuale, non perfetta, con quel fisico fantastico e quel volto sereno che segretamente sognavo di avere. Passai tre anni d’inferno alle medie, per colpa di quel fisico orribile su cui spuntavano soltanto le ossa dei fianchi e delle spalle e nessuna curva.
Poi, alle superiori, qualcosa cambiò, e improvvisamente sono cresciuta. Nel giro di un anno mi sono ritrovata finalmente con il seno e i fianchi! Per la prima volta mi guardavo allo specchio felice del mio corpo e del mio viso (che dall’acne terribile che avevo sofferto stava diventando più levigato), vivevo serenamente il fatto di essere diventata una vera donna con il corpo a clessidra (o almeno, così mi diceva mia madre, piatta e invidiosa) ero convinta che tutto sarebbe andato per il meglio.
Finchè non mi scontrai con LA MODA.
Entravo nei negozi per comprare vestiti e ne uscivo abbattuta: l’avere i fianchi prosperosi e il sedere sporgente era un tabù, mi ritrovavo a scegliere sempre i pantaloni nelle “taglie comode” e a guardare sconsolata, ogni anno, l’ultimo numero aumentare; le maglie mi stringevano di spalle, ed ero costretta a ripiegare sui modelli da uomo che inevitabilmente mi rendevano il corpo informe; e soprattutto, orrore degli orrori, mi ritrovavo a scegliere la biancheria intima con mutande troppo grandi e reggiseni troppo piccoli. L’avere 95 cm di fianchi e “solo” 92 di seno era da considerarsi un disonore, specialmente quando si trattava di dover scegliere le cosidette “coppe” davanti a commesse che mi squadravano e dicevano: “E’ impossibile che tu sia una quarta!” (possibilissimo, invece. Ma se mi va larga di torace e mi sta stretta di coppa, che diavolo ci posso fare? E nessuno mi dica che la 32-D non esiste!). Nuovamente ero l’ultima scelta, la peggiore. Bersagliata dai modelli televisivi che mi volevano magra, scattante, un fascio di muscoli maschili, e soprattutto un volto perfetto (che io, con il mio naso troppo lungo e le mie labbra a bocciolo ero ben lungi dall’avere), cominciai a deprimermi e a cadere nuovamente nella convinzione che fossi davvero terribile, e a uniformarmi con quello che la gente pensava di me: la bruttina che pensava solo a studiare, senza nulla di interessante da dire, con i capi da obesa nell’armadio e un ragazzo sciapo come lei.
Un vero inferno da cui non riuscivo in alcun modo a uscire.
Poi, un giorno, mi sono detta che non era il mondo a dovermi accettare. Ero io a dover accettare me stessa. E, diavoli, se nessuno mi accettava, voleva dire che erano idioti. Se nel mondo donne come le dive anni 50, con le loro imperfezioni e i loro problemi, erano ancora considerate le migliori, un motivo c’era. Mi ributtai nel culto di quegli anni e scoprii lei, Bettie Page. La regina delle Pin-Up, con il suo culto nascosto. Un metro e settanta scarso, 58 chili ottimamente distribuiti, un sorriso che ispirava innocenza e sensualità allo stesso tempo; e ripresi in mano le immagini delle mie vecchie dee, guardando la cellulite della Mansfield cui nessuno badava, i volti serenamente invecchiati senza un filo di chirurgia plastica della Russell e della Lollobrigida, il seno asimmetrico di Marilyn. Cominciai a confrontare i miei vestiti di anno in anno, scoprendo che non erano i miei fianchi ad allargarsi, ma i pantaloni a restringersi (a quante di voi è successo di confrontare una 42 di tre anni fa con una 46 di adesso e trovarle perfettamente identiche?), e finalmente cominciai a capire.
510617707.jpg 
Cestinai tutto quello che mi rendeva “orribile” agli occhi degli altri (ragazzo compreso!), e mi spogliai della patina di rassegnazione; con il mio primo vero viaggio all’estero da sola, in Irlanda, dove la cultura anglosassone continua a promulgare la bellezza vintage, mi sono sentita davvero bella, senza limitazioni, dicendomi che esistevano persone che potevano considerarmi davvero per quello che ero. Speciale!
Ora sono finalmente contenta di me stessa. Non sarò mai una vera Pin-Up perché pur oscillando fra le due taglie tendo più alla 42 che alla 44, ma sono felice del mio corpo e delle sue imperfezioni.
Amo ogni parte dei miei 165 centimetri e dei miei 56 chili, guardo il mio volto allo specchio dicendomi che non avrò le labbra a canotto e il nasino alla francese, ma ho cento volte più espressività di una qualunque attricetta dal volto rifatto, e mi beo della mia triade di misure 92 (seno generoso! E che va a braccetto con la forza di gravità!) – 61 (vita stretta, sì! E con la pancettina!) – 93 (se mi vuoi prendere per i fianchi, uomo, per lo meno trovi qualcosa da acchiappare!) contro il piattiume delle mie coetanee, che si disfano con la palestra per avere gli addominali piatti e le gambe da modella. Mangio quello che mi piace senza badare troppo alle calorie (che diamine, se ho voglia di cioccolata e ho le mestruazioni, avrò pure il diritto di approfittarne!) e mi tengo in forma non per essere perfetta, ma per sentirmi rilassata e sciolta (lo yoga aiuta moltissimo, in questo senso, così come le passeggiate in campagna).
La cosa più bella di tutto questo? Poter andare in giro con una ragazza alta e magra con la puzza sotto al naso a cui stai antipatica, vestita di tutto punto in tiro e ansiosa di ricevere apprezzamenti volgari dagli uomini, e vedere tutti questi voltarsi in silenzio e ammirati verso le mie forme senza che io sia perfetta come lei. Soprattutto se, appena dieci minuti, hai ricevuto una lezione da lei (assolutamente non voluta) sulla necessità di avere l’ombelico al vento, il push-up della D&G e i capelli a caschetto, e uno sguardo di commiserazione sulla tua mise di jeans a vita alta, camicia annodata in vita e capelli lunghi al sedere sciolti al vento. Tira su di morale, ve l’assicuro, poter vedere che attira molto di più la selvaggia amazzone della burina infighettata.
Grazie dello sfogo, e grazie di aver creato un così bell’angolo di paradiso! Continuerò a seguirvi e a cercare di convincere le mie amiche che 2 chili in più non sono un dramma, ma una benedizione!
Continuate così, ragazze! E ti prego, Simona, continua a dimostrare le tue splendide teorie!
Mnemosyne
MI SONO SCONTRATA CON LA MODAultima modifica: 2008-10-26T15:56:00+01:00da simona_sessa
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento