DONNE NORMALI AL POSTO DELLE TOP

Ragazze e maschietti leggete questo articolo apparso oggi sul sito del Corriere della Sera. Non ho parole…Sono troppo felice! Magari in Italia potesse accadere ciò…

 

Un magazine tedesco dice addio alle modelle

 

Donne normali al posto delle top,
la rivolta antimagrezza

II sociologo Fabris: gli stilisti vivono in un paese che non esiste più

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MILANO — Meglio di una top, la ragazza della scrivania accanto. A crederci non è il capo. Ma la rivista tedesca Brigitte, quindici­nale di moda, che dal prossimo anno inten­de sostituire le modelle filiformi con donne normali, pescate tra le lettrici o in redazione.

Una scelta etica, non economica. Che segue l’onda lunga dello tsunami Lizzie Miller, la burrosa indossatrice immortalata nuda da Walter Chin su Glamour e diventata presto icona della bellezza over size. «Facciamo un giornale per le donne così come sono, non come gli altri vorrebbero che fossero», ha spiegato Lebett Huber, coeditore di Brigitte, 720 mila copie vendute e lette da 3,2 milioni di ragazze di ogni età.

L’iniziativa tedesca, prima in Germania, è una coraggiosa ri­sposta al dibattito che ormai ci­clicamente si infiamma a ridos­so delle sfilate di moda. «La dit­tatura della magrezza», titolava Le Nouvel Observateur sull’ulti­mo numero.

«Due anni fa, dopo la morte per anoressia di alcune modelle, gli stilisti avevano preso l’impegno di far sfilare quelle più in carne. Ma la verità è che se ne infischiano del messaggio che rimandano in passerella», ha scritto il settimanale france­se. Qualcuno ci sta provando. Domenica, a Parigi, Ennio Capasa si è rifiutato di manda­re sotto i riflettori di Costume National Dree Hemingway, diciannovenne dal viso d’ange­lo, pronipote dello scrittore Ernest, figlia di Mariel e Stephen Crisman. Sulla carta perfet­ta. Non fosse per i chili di meno. «Quando si è tolta la giacca non potevo crederci: uno scheletro».

Rincara la dose Giampaolo Fabris, sociolo­go dei consumi. «Alle sfilate milanesi mi sembrava di vedere mannequin affamate: al­cune le avrei spedite dritte al pronto soccor­so. Alla faccia dei buoni propositi. Una volta dissi a Giorgio Armani: perché non ti occupi anche del ‘conformato’, dalla 46 in su? Mi guardò come se avessi bestemmiato».

Lui ac­coglie l’idea di Brigitte con un «Grazie a Dio». E precisa: «È arrivato il momento che il sistema moda, comprese le riviste di setto­re, smettano di preoccuparsi di vendere di più, semmai meglio. È chiaro poi che quan­do parliamo di ragazze normali abbiamo in mente quelle carine, non le foruncolose. Ma gli stilisti devono capire che vivono in un mondo che non esiste più. La metà delle ita­liane indossa abiti che superano la 44. Il mio non è moralismo a buon mercato, è reali­smo».

L’intuizione di Dove, con la campagna «per la bellezza autentica» curata da Ogilvy, è stata quella di dare ascolto a quell’85% cir­ca di donne che non si riconosceva nei cano­ni estetici proposti dalle agenzie pubblicita­rie. «Anzi, si sentivano a disagio — parla Ro­berto Greco, direttore creativo di Ogilvy in Italia —. Da qui il progetto, che era più di uno spot, con protagoniste morbide e sorri­denti. Dove ha acquistato credibilità perché ha creato un fondo per l’autostima femmini­le, continua a organizzare dibattiti nelle scuole contro l’anoressia. Ecco perché la nuova linea editoriale del periodico tedesco può funzionare solo se adegua la scelta foto­grafica ai contenuti». Esperimento difficile da importare.

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Qual­che giorno fa l’autrice sarda Michela Murgia (Accabadora, Einaudi) si è scandalizzata sul dopo aver visto a Milano un poster pubblicitario con una ragazza dalle curve generose in biancheria di cotone da battaglia che si specchiava in un didietro to­nico e asciutto, in lingerie di pizzo nero.

Co­sì la scrittrice: «Una scende dalla metropoli­tana e di colpo si trova davanti una ragazza taglia 46 che allo specchio si misura il dereta­no di un’altra.

La prima notizia è che credo sia la prima donna vicina alla normalità — cioè non anoressica — che vedo in una pub­blicità (a parte gli spot Dove), e ci sarebbe da esserne contenti, ma qui viene la seconda notizia: il suo corpo viene usato per trasmet­tere un messaggio esplicitamente auto-deni­gratorio: ‘Come sono non vado bene, voglio un altro sedere’… Il claim: PRETENDI DI PIÙ. Ma di cosa?».

Elvira Serra
07 ottobre 2009 

DONNE NORMALI AL POSTO DELLE TOPultima modifica: 2009-10-07T13:36:33+02:00da simona_sessa
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