LO SAPEVATE CHE?

HANNO COPIATO IL MIO PIN UP STORE: IL MARCHIO E’ MIO

completo.gifCari amici sono qui per parlarvi di una brutta avventura che mi è accaduta e che sto cercando di risolvere.

Come voi ben sapete il mio Pin Up store di Ancona è il 1 d’Italia e ormai da anni ho acquisito una vasta clientela sia in Italia che all’etero. Ebbene a Salerno hanno aperto un negozio che si definisce Pin Up store e non è stato autorizzato da me.

La titolare del negozio la sig. Quaranta ha copiato il mio marchio, il mio concept, il mio sioto, i miei slogan e ha millantato esclusive con il mio brand Femmina Pin Up che non ho mai concesso.

Ovviamente io ho smentito tutti gli articoli e ne è nato un caso, una polemica.

Qui trovate i miei articoli di smentita:

http://www.salernomagazine.it/index.php/archives/6100

 

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/caserta/notizie/shopping/2010/8-giugno-2010/simona-sessa-il-primo-pinup-store-mio-mi-stato-rubato-marchio-1703164455894.shtml

E qui un riassunto di ciò che è accaduto:

Chiarisco che ho creato tre anni fa il 1 Pin Up Store d’Italia con il sito www.womanshop.it e lo show room in Ancona.

 

Ho una clientela vasta e vendo al pubblico ed ai rivenditori. Mi conoscono ormai in tutta Italia ed all’estero.

La signora Quaranta era una mia nuova rivenditrice ed una volta sola ha acquistato i prodotti dicendomi che li avrebbe rivenduti nel suo negozio di Salerno.

Mi prospettò la sua volontà di diventare esclusivista per la città di Salerno del mio brand e dei miei prodotti Femmina Pin Up oltre che l’interesse di creare un Pin Up Store in affiliazione con il mio Pin Up Store di Ancona.

Le risposi che ne avremmo parlato. Non l’ho più rivista.

 

Giorni fa ho aperto internet e letto i numerosi articoli dove la signora si esprimeva come se l’affiliazione fosse avvenuta.

Ha copiato il nome Pin Up Store che è un mio marchio registrato, ha affermato di avere l’esclusiva di zona per il mio marchio Femmina Pin Up (senza alcun contratto che lo attesti) e ha fatto credere di avere avuto lei l’idea del Pin Up Store. Cosa che invece non è così perché il progetto Pin Up Store è regolarmente protetto e l’ho ideato io e la mia associazione culturale (www.pinupdel2000.com)

Il progetto Pin Up del 2000 ed il Pin Up Store è nato per combattere anoressia, bulimia e disturbi alimentari.

 

Riguardo al mio Pin Up store tre anni fa ho creato il 1 Pin Up Store d’Italia ad Ancona: ovvero un web shop ed uno show room che raccoglie tutti gli articoli e prodotti interamente dedicati al Burlesque ed al Pin Up style.

Il termine Pin Up Store si intende negozio della Pin Up e della Burlesquer di oggi con tutti gli articoli più sexy ed innovativi per il mercato italiano. Un punto di incontro tra la donna e la ragazza che desiderano esaltare la propria sensualità, femminilità e le loro curve. Un vero e proprio Eros Shop Vintage dove trovare anche gli articoli più introvabili che non si trovano in Italia.

Il Pin Up Store è diventato un vero e proprio concept commerciale arricchito dalla campagna pubblicitaria marketing e commerciale ideata da me nonché dalla mia immagine pubblica, promotrice in Italia del Pin Up style. E’ un’idea nata per combattere anoressia e bulimia e rilanciare un modello di donna più in carne e sana, obiettivo della mia associazione culturale Pin Up del 2000.

 

Il marchio Pin Up Store è stato studiato appositamente per comprendere e caratterizzare questa nuova politica commerciale ideata da me.

E’ per questo che il marchio oltre a essere nominativo con la scritta in carattere di fantasia Pin Up Store è anche figurativo e raffigura una Jessica Rabbit disegnata in posa sexy.

 

Ho presentato domanda di registrazione  e sono  quindi legittima ed esclusiva titolare del marchio Pin Up Store e dell’attività commerciale ad esso legata.

La registrazione è completa ed effettiva ed è avvenuta in data 9 Febbraio 2010.

Da quel momento il marchio diventa di proprietà di chi lo deposita come la legge stabilisce.

E quindi il termine Pin Up Store non può essere quindi usato per denominare alcun negozio come quello della Quaranta.

 

 

Infine, riguardo al sito web del negozio è stato letteralmente copiato dal mio www.womanshop.it nei testi, slogan e concetti. Testi di cui sono l’autrice e pubblicati nel mio libro Pin Up del 2000 edito da Lulu. Interamente copiato.

Ora nell’Home Page del suo sito compare la scritta “Sito in manutenzione – A breve on line”.

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Conclusioni: mi fa molto piacere che qualcuno mi abbia copiata perché questo dimostra la validità del mio Pin Up Store e la genialità della sua creazione ma mi spiace che siano spesso i campani (miei conterranei)  a operare questi meccanismi verso persone serie e oneste.

Mi duole dire questo perché sono di Napoli ma sono estremamente corretta nella mia attività. E lo ero anche quando vivevo a Napoli.

Purtroppo molte persone del Sud hanno il concetto radicato nella testa di fregare gli altri, di essere più furbi degli altri. E provare a fregare. Questo è un atteggiamento da cui prendo le distanze nonostante sia Campana e so che esistono tanti altri cittadini del posto onesti e dignitosi come me nell’esercizio della propria professione. Ovviamente la questione non si fermerà qui e aderirò alle vie legali per il risarcimento dei miei diritti lesi.

DONNE E CORPI NEL CORSO DEGLI ANNI

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Guardando le donne scheletriche di oggi, che popolano le passerelle, i giornali e la tv mi sono sempre chiesta cosa abbia mai potuto giustificare un così netto mutamento nel costume delle donne. Eppure un tempo si adoravano altre donne, più fisiche, più in carne. Si amavano e si idolatravano. Perché la donna era una persona  da ammirare, desiderare, rispettare. Insomma una Dea.

A guardare quelle di oggi, fantasmi di sé stesse, il pensiero è l’esatto contrario. Penso a una donna umiliata, menomata, offesa, derisa e decisamente anti-femminile. Il percorso che ha accompagnato questa lenta ma continua mutazione si è originato negli anni ’60 con eroine come Twiggy e Andrey Hepburn fino ad arrivare alle varie Kate Moss e Victoria Beckam di oggi. Spettri di donne felici: le Pin Up con le curve e sex symbol degli anni ’50.

Tra le opere storiche che hanno esaltato la donna nella sua massima bellezza troviamo la Venere di Botticelli e di Milo i cui morbidi fianchi sono un ricordo di quanto la donna in carne fosse l’unico modello per tutte.

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Ma il nostro viaggio inizia a fine ‘900 quando i primi nudi fecero scalpore grazie alle opere fotografiche di Jean Agelou. Conosciuta dai collezionisti di immagini erotiche, l’opera di questo fotografo francese che ha realizzato moltissime immagini di grande qualità di nudo femminile a inizio 900, è ormai passata alla storia. In tempi sbiaditi come i nostri osservare quei corpi così torniti e felici fa quasi scalpore pagonandoli a quelli in voga oggi.

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Anche gli anni ’20-’30 hanno esaltato corpi più che in carne, rotondeggianti con pancette impertinenti e glutei generosissimi. Leggiadre donnine in veli e foulard morbidi e vaporosi accompagnavano ogni rotondità in maniera così naturale da sottolineare tutta la carica sensuale delle donne alle prime armi in fatto di streap tease.

Ma gli anni ’40-’50 sono stati quelli in cui la donna ha raggiunto il massimo splendore e la femminilità più incisiva. Corpi come quelli di Bettie Page, Sophia Loren, Marilyn Monroe, Jane Russell rimarranno impressi come un marchio nel nostro cuore. Mai nel corso degli anni successivi si sono affermate donne più sexy e femminili. Consacrati come miti restano ancora oggi un modello da imitare per diventare delle vere Femmine. Eroine di una sensualità che ha fatto epoca.

tw.jpgGli anni ’60 sono stati la debacle per il modello di donna maggiorata e con le curve grazie all’affermazione di donne come Twiggy e Andrey Hepburn che hanno dato un’impronta di eleganza raffinata e chic alla loro immagine grazie al look che sfoggiavano. Corpi magri al limite dell’anoressia, Audrey anoressica e con disturbi alimentari e idem si dice di Twiggy che non ha mai ammesso di essere malata.

Con loro due inizia il percorso della moda italiana che nel giro di più di 50 anni rivoluzionerà il costume femminile fino a modificarlo per sempre. Da Cindy Crawford a Noemi, da Claudia Chiffer a Elle Mcpherson, le modelle che avevano iniziato a essere più magre ma conservando le curve e le rotondità, seppur accennate. Il modello proposto dalla moda era irraggiungibile ma comunque più umano e rassicurante.

Poi si è andati oltre, oltre alla magrezza c’è solo l’anoressia. Corpi magri anoressici o in stile anoressia per lanciare modelli improbabili e assurdi di bellezza. Totalmente discostanti dai canoni della donna mediterranei.

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50 anni di inferno, di lavaggio del cervello. 50 anni in cui l’industria della bellezza ha dettato legge. Tutte le donne omologate: magre, con seni e labbra rifatti, senza pancia, senza cellulite.  Una guerra costante e che ha portato molte donne all’ossessione, ai disturbi alimentari, all’anoressia e alla bulimia.

Oggi le cose stanno cambiando. Impazzano le modelle plus size, le donne sono stanche di aderire a modelli che non gli appartengono e gli uomini rivendicano le donne formose e la loro razione di “carne!”.

Incrociamo le dita in nome di un ritorno di femminilità e corpi formosi, felici e salutari.

In Italia sono in pole position per la riaffermazione di un modello di donna più sana e naturale. Ho creato l’associazione pin Up del 2000 per combattere anoressia e bulimia www.pinupdel2000.com

LADA E IDDA: IL BURLESQUE E’ UN’ARTE PORNOGRAFICA?

 

n106748389365865_7149.jpgCari miei lettori torno a parlarvi di due casi recentissimi scoppiati nel mondo del Burlesque. Parliamo quindi di donne, di seduzione e femminilità Doc.

Lo Show Burlesque è l’apoteosi dell’esaltazione del corpo di una donna che non appare mai volgarizzato, ma viene mostrato in tutta la sua bellezza con eleganza, stile e disinvoltura. Tante le Burlesquer tra cui Dita Von Teese che hanno esaltato questa arte rendendola famosa in tutto il mondo. Un’arte non volgare, in cui la nudità è intesa come rappresentazione del sé in chiave ironica e goliardica. Spettacoli in cui non esiste la nudità totale ma è celata da ventagli, Pastease o sexy accessori. Faccio volutamente questa premessa per introdurvi i “casi” che recentemente hanno scosso il mondo del Burlesque.

Voglio parlarvi della stupenda Lada Redstar (in foto s sx), performer internazionale apprezzatissima in tutto il mondo e della sua collega Burlesque Idda Van Munster. Iniziamo da Lada. Giorni fa le è stato cancellato il profilo su Facebook, uno dei più noti social network del mondo, perché le foto di Lada nei suoi più bei momenti di Show Burlesque sono state considerate pornografiche, nudità lesive del regolamento ferreo di Facebook. Ecco cosa dice il regolamento a proposito delle foto pubblicate di tutti gli utenti: “Non pubblicare contenuti che incitino all’odio, minatori, pornografici, con immagini di nudo o altri contenuti grafici o con violenza gratuita”.

lada_redstar.jpgDunque le immagini di Lada sono state considerate pornografiche e di nudo. E per questo motivo senza alcun preavviso le è stato cancellato il profilo senza possibilità di essere riattivato..E Idda è stata più fortunata perché a lei si sono limitati a fare sparire solo qualche foto senza almeno cancellarle l’account.

Questi due accadimenti hanno scatenato il popolo di Facebook che ha aperto gruppi pro Lada per manifestare contro questa azione di Facebook. Tante persone hanno testimoniato solidarietà a Lada e Idda scatenando un’onda di malcontento generale che ha messo in discussione dei principi base del Burlesque.

Ora io non voglio affermare se Face aveva il diritto di cancellare l’account e le foto perché lo ha fatto ma soltanto capire perché nel 2010 un’arte antica come il Burlesque possa essere considerata pornografica visto che non si tratta di hard ma di erotismo. E’ così facile oggi confondere l’erotismo con la pornografia? Mi sembra palese e rabbrividisco al pensiero di come due artiste Burlesque siamo state scambiate per starlette hard senza alcuna possibilità di replicare o di spiegare..

Questa azione indica una forte discriminazione verso un’arte così in voga oggi come quella del Burlesque. Un’arte antichissima nato nella seconda metà dell’Ottocento nell’Inghilterra Vittoriana ed importata successivamente negli Stati Uniti, dove ha riscosso grande successo soprattutto fra gli strati di società meno abbienti.

Negli Stati Uniti invece, il burlesque si diffuse intorno alla metà del Settecento e per oltre un secolo non ha goduto di consensi e popolarità. Solamente intorno al 1865 è stato rivitalizzato grazie ad una trasformazione di stile, genere e contenuti, che gli ha fatto assumere una funzione di spettacolo di divertimento per adulti, imperniato su scene comiche a sfondo erotico, danze del ventre, siparietti improvvisati basati su doppi sensi, numeri di equilibristi o giocolieri, canti e danze.

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Appunto spogliarello erotico. Ed è quello che fanno magistralmente Lada e Idda (in foto sopra e sotto): portare in scena l’erotismo e la femminilità oggi cadute nel dimenticatoio.

Oggi non esiste infatti una dimensione erotica tra la normalità e l’Hard. Una terra di confine non c’è. O meglio c’è ma non è ancora capita. Nemmeno da un grosso network come Facebook.

Io stessa sto riportando in auge la femminilità, la seduzione, le Pin Up. Tutto per trasformare le donne in vere Femmine. Questi due casi, invece, mi mettono tristezza nel cuore. Purtroppo la strada è ancora lunga ma riusciremo a ritrovare il vero erotismo dandogli una unica connotazione fine a sé stessa: erotica. Sexy ma mai volgare o pornografica.

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Auspico a Lada e Idda di risolvere prima possibile i loro problemi con Facebook e rivedere Lada presto sul network.

Vi ricordo che la bella Pin Up è la testimonial della Burlesque Cream by Femmina Pin Up.

www.femminapinup.com

 

FINALMENTE ARRIVA L’ ABBIGLIAMENTO VINTAGE PER DONNE CON LE CURVE

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Siete stanche di entrare nei negozi, trovare solo vestiti extra small e uscire frustrate perché non trovate dalla 44 in su?

Siete stufe di vestirvi come sacchi con abiti che nascondono le vostre forme, sacrificando la vostra femminilità,  perché non avete altro da mettervi?

Non ne potete più di indossare vestiti e notare che nel corso degli anni si sono ristretti? Che una taglia 42 di un tempo è la 46 di oggi? Che siete formose e vestite la XXL?

Siete arrabbiate perché nessuno propone una moda che esalti la donna di oggi con le curve ed accompagni le sue rotondità?

Da oggi il vostro travaglio è finito. Finalmente arriva la prima linea di abiti, a marchio Femmina Pin Up, per donne formose e felici di mostrare il corpo mediterraneo.

Gli slogan? “Gli uomini preferiscono la ..Carne” e “Morbida e Rotonda: così è la donna di oggi.”

Femmina Pin Up è l’innovativo brand di abbigliamento e lingerie Vintage per donne orgogliose delle proprie forme.

I capi Femmina Pin Up, in esclusiva nazionale, 100% Vintage e made in Italy, sono ispirati alle Dive, attrici ed alla moda anni ’40 e ’50. Poter indossare i tailleur e gli abiti di Marilyn Monroe, Ava Gardner, Kim Novak, Bette Davis, Rita Hayworth (e tante altre) è il sogno di molte donne mortificate dalla attuale moda, ideata per corpi ultramagri, che ormai non le rappresenta più.

La prima collezione Femmina Pin Up punta sui tailleur, cappotti, vestiti per esaltare donne formose, maggiorate e plus size. Una linea pensata per fisici burrosi e sensuali che mette in rilievo il fascino retrò, l’eleganza e la sensualità d’altri tempi. Ed i tailleur protagonisti con spacchi, spalline quadrate e taglio tipico anni ’40 e ’50, sono il leit motiv della collezione poiché intesi come capi irrinunciabili nel guardaroba della donna di oggi desiderosa di distinguersi per charme e raffinatezza.

La notizia più importante? I capi saranno finalmente creati ristabilendo le taglie di un tempo prima di essere ristrette fino a rasentare il ridicolo. La taglia 42 di allora sarà marchiata realmente 42 e non 46 come avviene oggi. Ritornano quindi le  taglie reali come quelle degli anni ’40 e ’50 quando Pin Up come Marilyn o Bettie Page erano considerate perfette.

I capi saranno disponibili dalla 42 alla 52 e solo su ordinazione la 40 e dalla 52 in poi.

La collezione a marchio Femmina Pin Up è stata  ideato da me, cari lettori e sono felice di poterlo ora comunicare.

 

 “L’idea del marchio e dei prodotti che sto lanciando è nata per esaltare la femminilità di tante donne che vogliono giocare con sé stesse e desiderano sentirsi sexy e desiderabili. Sedurre è un’arte che va appresa ed esercitata ma è importante avere gli abiti e la lingerie giusta, proprio come quelli che propongo. Inoltre siamo tutte stanche di abiti disegnati su donne inesistenti e non creati  a nostra immagine e somiglianza. Abbiamo le curve, perché nasconderle? Perché mortificarle?”.

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 “Per fortuna la donna con le curve sta tornando di moda ed il mio lavoro è così facilitato – spiego-. E’ pazzesco dover vivere ogni giorno sottotosti a un continuo lavaggio del cervello della moda e dei media che ci vogliono, magre, perfette e plastificate. Noi vogliamo essere esattamente così burrose come siamo”.

E concludo: “Con il mio progetto artistico e culturale di rivalutazione della donna formosa mediterranea sto educando ad un ritorno della femminilità che si è perduta sempre di più in questi anni… Il mio lavoro è faticoso ma ormai siamo sempre più orgogliose e felici delle nostre rotondità. Il mio consiglio? Ritornate a essere.. Femmine.”

I capi saranno ordinabili tra Marzo ed Aprile nei siti www.femminapinup.com e www.womanshop.it

KARL LAGERFELD SI CONVERTE ALLE DONNE CON LE CURVE

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Aveva fatto inorridire tutti con le sue affermazioni razziste nei confronti delle donne formose e oggi con il suo lavoro cancella con un colpo di spugna le frasi offensive indirizzate a tutte le donne con le curve.

 

 

Karl aveva detto: “Ci sono mummie grasse che si siedono davanti al televisore con i loro pacchetti di patatine e dicono che le modelle magre sono brutte. Il mondo della moda è fatto di sogni e illusioni e nessuno vuole vedere donne rotonde. Solo alle grasse non piacciono le modelle magre”.

 

Frasi al vetriolo che avevano scatenato l’ira di tante donne normali e con le curve  bollate dall’anoressico e isterico stilista come “grasse” e “mummie”.

Oggi Lagerfeld è ancora protagonista.

 

Oggi Fanno parlare le immagini della ultima campagna pubblicitaria di Chanel apparse nel sito models.coml ispirata al Burlesque. Protagonista è la bellissima Dirty Martini, donna super in carnissima.  E protagonista assoluta di tutti gli scatti che trovate qui:

http://models.com/v-magazine/v-size-4.html

 

V63_KARL-LAGERFELD_01.jpgUn servizio fotografico che lascia senza scatti per l’avvenenza e le abbondanti curve della modella in abiti e atteggiamenti Burlesque. Pelle chiarissima, seno abbondante, sedere prominentissimo e sguardo da Diva..

Il Burlesque ormai ha sposato le curve. E più ce ne sono e meglio è…

Ed ora arriva a bussare alle porte della maison Chanel.

Ma come? Una donna formosa negli scatti di Karl? Direi quasi che questa conversione lascia senza fiato.

La performer infatti è davvero in carne e sdogana per sempre la procacità nel mondo del’altezzoso Karl.

 

Che finalmente anche gli stilisti stiano iniziando a ragionare?

 

La mia risposta è si… Nessuno ormai, compresi gli stilisti, può più ignorare il fascino di corpi torniti e vitali..

 

Per questo motivo ci auguriamo che nuovi altri stilisti rinsaviscano e nel frattempo ci gustiamo questi meravigliosi scatti ..

 

“Morbida e Rotonda: così è la donna di oggi”.

 

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LA FORMULA DELLA BELLEZZA. SCOPERTI I PARAMETRI DEL FASCINO DOC

Cari amici oggi mentre facevo la mia consueta rassegna stampa mi sono imbattuta in questo originale articolo tratto da Repubblica.

 

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“Una ricerca dell’Università della California di San Diego e dell’Università di Toronto avrebbe individuato le proporzioni ideali della bellezza femminile.

Secondo lo studio l’appeal di un viso è legato alla distanza tra gli occhi e la bocca che deve essere il 36% della lunghezza del volto (nella foto cifra in basso B). Mentre la distanza orizzontale tra gli occhi deve essere il 46% dell’ampiezza del volto (nella foto cifra in alto A).

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Calcolando queste proporzioni sui volti delle dive del cinema di ieri e di oggi, però, si scoprono cose interessanti.

Marylin Monroe. A=47% B=32,70% Quasi perfetta la proporzione in larghezza del volto di Marylin, che però secondo i calcoli risulta avere un volto troppo ‘corto’.

Greta Garbo. A=52% B=32,43% Neppure la divina corrisponderebbe al calcolo della bellezza perfetta.

Sophia Loren. A=45% B=32,43% Quasi perfetta la proporzione in larghezza, ma Sophia, come Marylin, pecca in lunghezza del volto

Scarlett Johansson, proclamata a più riprese la donna più bella del mondo, ha delle percentuali fortemente fuori standard, mentre la campionessa dell’ortodossia, secondo i medesimi canoni, è una bellezza italiana: Violante Placido.

Da Marylin Monroe a Angelina Jolie, da Sophia Loren a Monica Bellucci, ecco le misure dei volti del cinema. Che dimostrano che spesso l’avvenenza e il fascino non si possono misurare in centimetri visto che i calcoli non corrispondono”.

 

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Detto questo visto che alcune delle donne più sexy del mondo non hanno le misure del volto stabilite e quindi il loro fascino “imperfetto” sarebbe decisamente fuori standard..Ma questo non impedisce il fatto che siano ancora le donne più belle del mondo.

Io lascerei poco ai calcoli ma alla meravigliosa natura che ci ha regalato donne bellissime che ancora oggi rimpiangiamo..

 

Inoltre voglio segnalarvi un pezzo si di me intitolato: “Simona Sessa, la Musa odierna delle donne con le curve” qui:

 http://news.biromode.it/247-Simona-Sessa,-la-Musa-odierna-delle-donne-con-le-curve.html

Buona lettura

NEI BORDELLI LA VERA SENSUALITA’ E SEDUZIONE

BORDELLO.jpgCari amici si parla spesso della riapertura delle Case Chiuse e dei Bordelli che restano un luogo discreto di sessualità pura (a pagamento).

Io sono favorevole alla riapertura e sono convinta che nei Bordelli regnasse la vera sensualità, donne sexy abbigliate con reggicalze, bustini, calze con riga. 

MI sembra di respirare l’atosfera pacata ma al contempo trasgressiva e immagino le donne preparata ad arte per sedurre.

Ho scritto anche un capitolo sui Bordelli nel mio nuovo libro che uscirò il nuovo anno..Poi vi dirò..

Ma nel frattempoo vi propongo un articolo in esclusiva di un giornalista siciliano che ha frequentato le Case Chiuse.

E’ un report coinvolgente e fedele di ciò che ha vissuto sulla sua pelle. Racconta che le donne erano molto formose, formosissime e gli uomini gradivano molto…

Buona lettura.. 

 

Quale prostituzione a Catania.

 

C’erano una volta le case chiuse, ed il vecchio quartiere San Berillo, poi scomparse.

Al posto delle vecchie via Maddem, Zappalà, San Berillo, Di Prima, delle Finanze, Marraffino, Giambattista Caramba, ed altre sorsero dei grandi palazzi con uffici, banche, e ricchezza, ma produsse anche povertà, dove dietro i palazzoni sorgono  baraccopoli per gente senza casa, diseredata e maltrattata.

Non c’è più il calore umano che si respirava per le vecchie vie del quartiere San Berillo, e perché no anche dentro le case chiuse, o casini dove si incontravano donne affascinanti, e meno, donne giovani, o anziane.  

Le tante case chiuse o casini di Catania, con ognuna il suo nome, popolare o altisonante, come: Casa Bolognese, Diana Mascali, Fagioni, Villino delle Rose, la Favorita, Za Mattia, Misterbianchese, Milanese, Suprema, etc.

Come funzionavano i casini?

Innanzitutto l’età, si poteva entrare a 18 anni e un giorno.                      

La prima volta che si entrava in un bordello, era sempre una grande emozione, un atto di timidezza e di imbarazzo, dopo la frequenza della case diventava una abitudine.                                                                                                                          Chi ne aveva voglia faceva un giretto nelle varie case, accomodandosi nei salotti, sotto il vigile occhio della “direttrice”, che ripeteva sempre, “le signorine sono in salotto chi deve andare in camera”, quando il visitatore trovava la signora di suo gradimento, si appartava in camera consumando l’atto sessuale, alla fine pagava la dovuta “marchetta”, la doppia la mezzora o anche l’ora.

bordello1.jpgSpesso venivano chiuse le porte dei salotti per non fare riconoscere il “personaggio” di una certa casta umana che entrava.

Quasi tutte le signore erano specializzate in servizi personalizzati. Alcune con grossi seni, o con seni piatti. Altre con grossi glutei e cellulite in abbondanza.

La tariffa della “marchetta”, variava a seconda del “lusso” del casino.

Il più economico, dove la semplice marchetta era di 220 lire (anni 1954-58).

Il Bordello era frequentato da donne, madri di famiglia di tutte le età che si prostituivano, per sopravvivere, loro e le proprie famiglie.

Quello dove si pagava la tariffa più alta 550 lire era la casa bolognese, dove vi erano donne giovani, bellissime, sofisticate e altezzose. In quella casa chi voleva fare sesso con una “signora”, quasi sempre era costretto a fare la doppia, pagando 1100 lire.                             

Dalla tariffa di 230 a 350 lire, erano la maggior parte delle case chiuse.

In una casa vi erano “signore” dai 50 ai 70 anni, ed anche più, per alcuni anni vi soggiornò una robusta signora di circa 110 kg. specializzata in tanti “servizi”. Dati i molti anni passati a fare la “vita” avendo acquisito  una lunga esperienza, nel vivere a contatto con la gente di ogni tipo, era una donna dolcissima, generosa, prodiga di consigli, era la donna più richiesta di quel bordello. C’era il casino,dove vi erano solo donne mature e robuste, dai 80 ai 100 kg.

Con la frequentazione dei bordelli, tra il visitatore e le “signore”, malgrado alcune ogni 15 giorni cambiavano casa, si instaurava un rapporto familiare e di stima reciproca, e non era raro che tra le signore ed i clienti, per reciproca simpatia nascevano storie d’amore .

C’è ancora da dire che molti bordelli avevano, anche dei gay, che all’uopo venivano utilizzati. 

Ma il loro compito principale era quello di sbrigare piccole  commissioni, sia per la casa che per le “signore”. Ognuno con il suo soprannome, come “Alida Valli” un gay biondo bellissimo, partecipò come comparsa in diversi film, tra i quali divorzio all’italiana, regia di Pietro Germi, con Marcello Mastroianni, Stefania Sandrelli Daniela Rocca, etc. C’era Gloria, e tanti ancora. Per loro da parte di tante persone c’era, massimo rispetto e comprensione.

Nel vecchio quartiere di San Berillo coabitavano: famiglie per bene di operai e impiegati, gente onesta, artigiani con tanti piccoli laboratori, dalla vetreria al piccolo pastificio, alla fabbrica di scarpe, di calze etc. di commercianti, e le case chiuse. Ma non c’era scandalo, perché i casini nulla facevano trapelare dall’esterno, cosa c’era dietro a quelle porte e finestre chiuse.

 

6af04b3be4a1bfc5c5a853c993d0223c.jpgQualcuna aveva appesa allo stipite della porta una lampadina accesa.  

Fun un bene chiudere i casini il 20 settembre del 1958 con la legge  della senatrice Lina Merlin, votata dal parlamento italiano?  

Gli anziani ricordano il funerale allegorico dei casini, celebrato nel vecchio San Berillo, la sera della chiusura, dagli affezionati, con gente che piangeva per la perdita del loro passatempo preferito, ma anche gente  soddisfatta per la chiusura. Chi ricorda i salotti d’aspetto dei casini dice “chiuderle è stato un grave atto, che  ha portato la nazione italiana al mercimonio della prostituzione in ogni angolo di strada delle  città, ma anche in tante strade in aperta campagna (vedi la Catania Gela)”.

Ricordiamo anche le lotte che fece contro la chiusura dei casini il professore G.B. Cottini  di Catania uno specialista del ramo in quanto operava presso una clinica specializzata in malattie veneree. Predisse l’insorgere delle tante malattie venere, possibilmente anche dell’Aids, e la prostituzione per le strade.

Molti sono gli italiani favorevoli alla riapertura delle case di tolleranza, regolarizzate e controllate. In ultimo diciamo che ci furono tante signore inquiline dei casini, che smisero di fare la vita, e per amore si sposarono.

I nostalgici frequentatori delle case chiuse, tutti ormai in età avanzata, o anziani, raccontano con enfasi, reminescenze e ricordi dei casini, con quello che si faceva e si otteneva dietro il pagamento della “marchetta” dicendo addio belle signore della mia gioventù.

 

 Michele Milazzo, giornalista.

 

STILISTI DI IERI E DI OGGI.

 

 

jeanlouis.jpgJean Louis e Rita Hayworth: il maestro e la sua musa.

 

Dietro ogni attrice diventata un mito c’è un uno stilista altrettanto favoloso.

Un mago nel valorizzare la donna fisicamente nella sua bellezza e nel mimetizzare i suoi difetti. Più che uno stilista si può definire un designer di moda. Una persona attenta a valorizzare ogni centimetro di pelle che apparirà perfetta. Questo era 50-60 anni fa, questa è come dovrebbe essere oggi. Invece non è così.

Gli stilisti di oggi, ormai, disegnano per donne immaginarie, talmente magre che le modelle per entrarci non mangiano e tirano coca. Chiaramente per lavorare.

Agli stilisti non interessa valorizzare le vere donne con fianchi e rotondità ma mutilarle.

Non è stato di certo quello che ha fatto Jean Louis, notissimo designer di moda, quando ha contribuito alla creazione del mito di Rita Hayworth realizzando per lei abiti da sogno che ancora oggi fanno impazzire le donne.

Vestiti meravigliosamente eleganti, Vintage e tagliati sul corpo di Rita che sono ancora oggi inimitabili. Creazioni che esaltano la femminilità ed il sex appeal dell’attrice e che sono diventati modelli da imitare per chi desidera produrre vestiti ultra femminili.

Non a caso nella collezione che sto disegnando il mio punto di riferimento è sempre Jean ed i suoi abiti da sogno. Se riuscissi ad avvicinarmi al 40% sarei felice. Jean è un mito e lo resterà per sempre.

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All’epoca erano famose la star designer di stelle come Audrey Hepburn che aveva Givenchy, Bette Davis con Orry-Kelly, Greta Garbo aveva Adrian e Rita Hayworth con Jean Louis.

Era molto importante esaltare la sensualità di ogni attrice per contribuire a creare quell’immagine di sogno che le accompagnerà per sempre.

Regine inarrivabili di una femminilità ormai solo un ricordo. Ecco perchè lo stilista doveva essere veramente bravo e brillava nell’Olimpo delle star come e forse anche più di loro. Erano i più gettonati, pagati ed acclamati. Ed erano in grado di trasformare belle ragazze di campagna in vere e proprie Dive patinate.

Il loro tocco glamour era quel quid che decretava il successo di un film e dell’attrice stessa.

L’incontro tra Rita, la stella all’epoca più grande della Columbia Picture, ed il designer parigino Jean Louis è stato decisivo. C’è stata da subito grande armonia professionale che ha rafforzato il successo di entrambi.

 

Hanno lavorato insieme in nove più film in cui Jean è diventato un ingrediente fondamentale nella formula che ha creato l’immagine da sogno di Rita Hayworth.

Una partnership diventata leggendaria come loro: il progettista sembrava avere un rapporto speciale con la stella.

Conosceva benissimo il corpo dell’attrice e sapeva come nascondere le imperfezioni accentuando le loro caratteristiche migliori.

Jean Louis ha fatto questo per Rita e le sue creazioni hanno contribuito a trasformare questa ragazza timida che indossava i jeans e maglioni in una delle dee più sexy e glamour icone di Hollywood.

Nel film “Stanotte e tutte le notti” Jean Louis, con l’aiuto di Marcel Vertes, ha creato i costumi per il film. Ed entrambi sono stati bravissimi perché hanno nascosto la gravidanza di Rita. Poiché il suo stato era evidente hanno suggerito di girare alcune scene dietro a mobili alti e hanno discretamente nascosto la pancia di Rita dietro manicotti.

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Ma il film che segnò la svolta fu Gilda. Non è mai esistita e mai esisterà una donna come Gilda. E non c’è mai stato un armadio come il suo.

Gilda è di gran lunga il film più acclamato e celebrato di Jean-Louis. Ogni abito è più sorprendente di quello precedente.

La rivista Life ha pubblicato un articolo svelando che il guardaroba di Rita di questo film è costato 60.000 $. Tale importo è stato uno dei più alti di allora, ma ne è valsa la pena spendere ogni centesimo.

Si tratta dei vestiti più belli e glamour mai visti in un film.

L’attrice dopo il film è stata soprannominatala “Dea dell’amore” ed il film Gilda è stato definito uno dei più belli del mondo.

Ancora ora l’immagine di Gilda sconvolge milioni di generazioni e di donne che desiderano essere come lei.

Il mito dei miti..

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PIN UP DEL 2000: IL PROGRAMMA WEB PER DONNE CON LE CURVE

marchio.jpgCari amici che mi seguite finalmente è scoccata l’ora X e posso finalmente annunciarvi che ho partorito un’iniziativa davvero interessante per tutte noi donne formose!

Finalmente potrete dire la vostra sulla discriminazione delle donne in carne nella nostra società e sul messaggio mediatico insano che moda, mondo dello spettacolo ed industria della bellezza veicolano: “Magro è bello, magro a tutti i costi”.

Da oggi è nato il programma web sociale per tutte le donne formose, ideato e realizzato da me, ma creato da tutti noi. Donne e uomini che potrete così esprimere appieno il vostro punto di vista.

Un programma creato interamente dai vostri interventi in cam che mi invierete e che io assemblerò in ogni puntata del programma. Insieme ai vostri video andranno in onda spot, notizie, consigli sul pianeta donne in carne.

Si tratta di un magazine nuovo dal taglio giornalistico creato interamente da me per informare, aiutare e “consolare” le ragazze e donne con le forme.

Il programma sarà postato nelle piattaforme U Tube, Dailymotion, Facebook, Pin Up del 2000, Donne Formose e nella web tv che ho creato nel sito Woman Shop e che manda spezzoni di film, interviste e tutto ciò che riguarda le Pin Up di ieri e di oggi.

L’idea è davvero geniale e se sarete tante potrò finalmente scrivere ai giornali, tg e media segnalando la trasmissione.

Il nostro dissenso finalmente ASCOLTATO da tutti: navigatori di rete, i miei 30 mila lettori del blog, giornalisti, visitatori web e magari anche dagli stilisti.

Il programma sociale Pin Up del 2000 è autoprodotto e nasce dal mio desiderio di contrastare anoressia e bulimia riportando in auge un modello di donna più in carne e dall’immagine più sana e felice.

Quello che vi chiedo è l’adesione di TUTTI. Ora dovete sostenermi per aiutarmi a cambiare davvero le cose.

Siete incaxxati? Non ne potete più di sentire che siete over size e che dovete dimagrire? Amate le vostre dolci rotondità? Vi volete finalmente bene e vi siate accettate? Non ne potete più di farvi fare il lavaggio del cervello?

Desiderate essere libere da imposizioni su quanto dovete pesare o no?

Vi sentite offese dagli stilisti e dalla moda che calpestano la dignità delle donne e le rappresentano manichini senza forme?

E voi uomini amate l’abbondanza? Credete che le donne con le curve siano tanto sexy? Volete dire che impazzite per il corpo formoso della vostra compagna?

Per questo e le vostre altre motivazioni ora DOVETE aderire all’iniziativa.

Date voce al vostro orgoglio donne con le curve ferite e sempre additate come over size.

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Come fare?

E’ semplicissimo. Ascoltate passo passo cosa fare. E’ necessaria una cam e un microfono.

Registrare un vostro messaggio in cui dite ciò che pensate, calme o incavolate, va bene tutto purchè non usate parolacce. Il limite di tempo è di 15 minuti ma potete farlo anche di 5, meno o più minuti.

Per inviarmelo collegatevi su questo sito che gratuitamente lo manderà a me.

http://www.megaupload.com/

Premete sfoglia per cercare e allegare il vostro video, premete nella freccetta arancio di destra. Nella prima riga in basso a sinistra dove c’è scritto email destinatario mettete la mia ovvero pinupdel2000@alice.it

Nella seconda riga a sx dove c’è scritto invia mette il vostro nome, cognome ed indirizzo mail. Poi ciccate su invia. Lasciate la pagina aperta o parcheggiata fino a che l’upload è totalmente completato. E basta.

Appena mi arriva il video, lo visionerò e se è conforme alla messa in onda vi manderò la liberatoria via mail che compilerete e mi manderete sempre via mail. La liberatoria è necessaria per mandare in onda il vostro video. Potete registrare video singoli ma anche in gruppo, usando anche slogan. Tutto è concesso!

Tutto chiaro? Allora accendete la cam e registrate il vostro messaggio.

Vi ricordo che stavolta dipende anche da voi se riusciremo a cambiare questa società per noi e per i nostri figli.

 

Per qualsiasi informazione scrivetemi a  pinupdel2000@alice.it

 

Vi ricordo che una vera donna ha sempre le curve!

 

W la Carne…

 

DONNE NORMALI AL POSTO DELLE TOP

Ragazze e maschietti leggete questo articolo apparso oggi sul sito del Corriere della Sera. Non ho parole…Sono troppo felice! Magari in Italia potesse accadere ciò…

 

Un magazine tedesco dice addio alle modelle

 

Donne normali al posto delle top,
la rivolta antimagrezza

II sociologo Fabris: gli stilisti vivono in un paese che non esiste più

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MILANO — Meglio di una top, la ragazza della scrivania accanto. A crederci non è il capo. Ma la rivista tedesca Brigitte, quindici­nale di moda, che dal prossimo anno inten­de sostituire le modelle filiformi con donne normali, pescate tra le lettrici o in redazione.

Una scelta etica, non economica. Che segue l’onda lunga dello tsunami Lizzie Miller, la burrosa indossatrice immortalata nuda da Walter Chin su Glamour e diventata presto icona della bellezza over size. «Facciamo un giornale per le donne così come sono, non come gli altri vorrebbero che fossero», ha spiegato Lebett Huber, coeditore di Brigitte, 720 mila copie vendute e lette da 3,2 milioni di ragazze di ogni età.

L’iniziativa tedesca, prima in Germania, è una coraggiosa ri­sposta al dibattito che ormai ci­clicamente si infiamma a ridos­so delle sfilate di moda. «La dit­tatura della magrezza», titolava Le Nouvel Observateur sull’ulti­mo numero.

«Due anni fa, dopo la morte per anoressia di alcune modelle, gli stilisti avevano preso l’impegno di far sfilare quelle più in carne. Ma la verità è che se ne infischiano del messaggio che rimandano in passerella», ha scritto il settimanale france­se. Qualcuno ci sta provando. Domenica, a Parigi, Ennio Capasa si è rifiutato di manda­re sotto i riflettori di Costume National Dree Hemingway, diciannovenne dal viso d’ange­lo, pronipote dello scrittore Ernest, figlia di Mariel e Stephen Crisman. Sulla carta perfet­ta. Non fosse per i chili di meno. «Quando si è tolta la giacca non potevo crederci: uno scheletro».

Rincara la dose Giampaolo Fabris, sociolo­go dei consumi. «Alle sfilate milanesi mi sembrava di vedere mannequin affamate: al­cune le avrei spedite dritte al pronto soccor­so. Alla faccia dei buoni propositi. Una volta dissi a Giorgio Armani: perché non ti occupi anche del ‘conformato’, dalla 46 in su? Mi guardò come se avessi bestemmiato».

Lui ac­coglie l’idea di Brigitte con un «Grazie a Dio». E precisa: «È arrivato il momento che il sistema moda, comprese le riviste di setto­re, smettano di preoccuparsi di vendere di più, semmai meglio. È chiaro poi che quan­do parliamo di ragazze normali abbiamo in mente quelle carine, non le foruncolose. Ma gli stilisti devono capire che vivono in un mondo che non esiste più. La metà delle ita­liane indossa abiti che superano la 44. Il mio non è moralismo a buon mercato, è reali­smo».

L’intuizione di Dove, con la campagna «per la bellezza autentica» curata da Ogilvy, è stata quella di dare ascolto a quell’85% cir­ca di donne che non si riconosceva nei cano­ni estetici proposti dalle agenzie pubblicita­rie. «Anzi, si sentivano a disagio — parla Ro­berto Greco, direttore creativo di Ogilvy in Italia —. Da qui il progetto, che era più di uno spot, con protagoniste morbide e sorri­denti. Dove ha acquistato credibilità perché ha creato un fondo per l’autostima femmini­le, continua a organizzare dibattiti nelle scuole contro l’anoressia. Ecco perché la nuova linea editoriale del periodico tedesco può funzionare solo se adegua la scelta foto­grafica ai contenuti». Esperimento difficile da importare.

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Qual­che giorno fa l’autrice sarda Michela Murgia (Accabadora, Einaudi) si è scandalizzata sul dopo aver visto a Milano un poster pubblicitario con una ragazza dalle curve generose in biancheria di cotone da battaglia che si specchiava in un didietro to­nico e asciutto, in lingerie di pizzo nero.

Co­sì la scrittrice: «Una scende dalla metropoli­tana e di colpo si trova davanti una ragazza taglia 46 che allo specchio si misura il dereta­no di un’altra.

La prima notizia è che credo sia la prima donna vicina alla normalità — cioè non anoressica — che vedo in una pub­blicità (a parte gli spot Dove), e ci sarebbe da esserne contenti, ma qui viene la seconda notizia: il suo corpo viene usato per trasmet­tere un messaggio esplicitamente auto-deni­gratorio: ‘Come sono non vado bene, voglio un altro sedere’… Il claim: PRETENDI DI PIÙ. Ma di cosa?».

Elvira Serra
07 ottobre 2009